Autore: Redazione Alimenta

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Grande interesse intorno alla Sardegna, terra di centenari

La Sardegna è davvero una terra unica. Anche dal punto di vista della genetica. Una vera terra di centenari, anche per merito anche di un’alimentazione sana, con gli ovini nella veste di veri protagonisti: dalla pregiata carne ai prodotti lattiero-caseari ricchi di proprietà organolettiche. E’ arcinoto il fatto che la Sardegna, in particolare alcune zone, sia una delle cosiddette “blue zone”, una delle aree dove maggiore è la concentrazione di centenari, in rapporto alla popolazione. Meno noto il fatto che il lavoro certosino di ricerca del DNA sulla popolazione che non ha lasciato l’isola e svolto nel parco genetico Genos di Perdasdefogu, sia stato oggetto di “attenzioni” particolari: si è parlato del furto di migliaia di provette.

Senza addentrarci nella questione, il fatto di per sé è, nonostante tutto, segnale della grande attenzione che questa realtà attira, soprattutto a livello internazionale: la società SharDNA e la sua banca dati, ultimamente, è stata acquistata da un’azienda britannica per 250.000 euro.

Sono diversi i progetti sviluppatisi nel corso degli ultimi anni: con il progetto “ProgeNIA”, iniziato a fine 2001, in collaborazione con il CNR, che ha coinvolto 6148 sardi, ci si è posti l’obiettivo di identificare i fattori responsabili dell’invecchiamento umano, con la scoperta della relazione tra adiposità, circonferenza della vita e quantità di insulina presente nel soggetto; di un altro progetto, “AKeA” (acronimo di “A Kent’Annos“, che significa “a cent’anni”), basato sugli studi effettuati a partire dal 1997 dal team di Luca Deiana dell’Università di Sassari, abbiamo ampiamente parlato negli scorsi articoli: lo studio ha dimostrato che in Sardegna, in media, circa 22 ogni centomila abitanti sono centenari contro una media tra gli 8 e i 10 in altre parti del mondo. E sono numeri destinati a crescere, tenuto conto che si è passati dai 13,5 centenari del periodo ’97-’99 ai 10 del 2000.

Si tratta, in definitiva, di un patrimonio di conoscenze di rilevante importanza che va tutelato e fatto conoscere, così come alcuni degli ineguagliabili tasselli fondamentali che compongono l’intero mosaico, come l’alimentazione e la qualità della vita.

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Polvere di latte di pecora neozelandese per Taiwan

A Taiwan sbarca per la prima volta la polvere di latte di pecora neozelandese. Si chiama Spring Sheep. Ad aprire questo nuovo canale è una società neozelandese, con 3000 pecore che pascolano liberamente nel Central Plateau, specializzata in polveri nutrizionali per adulti nei mercatii asiatici e nel settore dei gelati per il mercato della Nuova Zelanda; il tutto in partnership con Landcorp, di proprietà del governo neozelandese.

Scottie Chapman, amministratore delegato della Spring Sheep Milk Co New Zealand, ha detto che stanno vendendo il latte di pecora in polvere attraverso una catena farmaceutica e che a breve lanceranno un latte di pecora con probiotici e prebiotici per la salute dell’intestino.

Per Chapman, Taiwan, isola di poco più di 35 mila kmq e abitata da 23 milioni di abitanti, rappresenta il mercato ideale perché formato da consumatori molto sofisticati che apprezzano la qualità; un mercato che è attento ai prodotti lattiero-caseari alternativi e che comprende il valore aggiunto dei prodotti della Nuova Zelanda. Quest’anno circa il 95 per cento della produzione, 60.000 lattine da 700 grammi, è arrivata sul mercato taiwanese.

Intanto, in Nuova Zelanda, aumenta sempre di più l’attenzione verso l’allevamento degli ovini da latte, con il loro prodotto di nicchia che si posiziona in fascia alta, specialmente in Asia. Basti pensare che aree che fino a poco fa erano coperte da foreste come quella tra Rottura e Taupo oggi  sono destinate all’allevamento ovino e alla produzione lattiero-casearia della Landcorp, con una sala mungitura che ha una capacità di lavorare su 120 pecore alla volta.

In più, in termini di impatto ambientale, pare che quello riconducibile ai nutrienti delle pecore da latte sia del 30 per cento inferiore a quello delle vacche da latte.

Oggi a livello mondiale, la domanda di prodotti di latte di pecora è superiore all’offerta e il fatto che la Nuova Zelanda sia in grado di rifornire l’area del Pacifico e il mercato asiatico la rende un potenziale leader nella produzione mondiale di latte di pecora.

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Nuova Zelanda, è boom dell’export di latte e panna

Boom delle esportazioni di latte e panna neozelandesi nel periodo gennaio/settembre. Ma è un po’ tutto il comparto a segnare numeri davvero positivi, tranne pochissime eccezioni. A settembre di quest’anno le esportazioni neozelandesi confrontate con lo stesso mese dello scorso anno sono aumentate in volume relativamente a latte sfuso e confezionato (+56,5%), crema di latte (+74%), latte per l’infanzia (+92%), polvere di siero (+77%), polvere di latte scremato (+50%), polvere di latte intero (+10,5%) e formaggi (+3%). In diminuzione solo il burro (-5%) e le caseine (-37%).

Un incremento davvero importante che rafforza i dati a volume dell’export del periodo gennaio/settembre, tutti molto positivi – con punte a tre cifre per il latte per l’infanzia (+108%) e il latte condensato (+150,5%) – tranne che per la polvere di latte intero (-4%) e le caseine (-10%), con i caseinati pressoché stabili (-0,3%). Diverso il discorso dell’export a valore, in cui predomina il segno meno tranne che per il latte per l’infanzia (+86%), il latte e la panna (+36%) e il latte condensato (+23,5%). Valori che chiaramente sono positivi solo perché a volume hanno fatto registrare incrementi consistenti rispetto allo scorso anno.

Ma ritorniamo al latte e alla panna: quali sono i principali mercati verso cui si orienta il latte sfuso e confezionato e la panna neozelandese? Sia il latte che la panna hanno come primo mercato la Cina (rispettivamente con uno share del 53% e del 59%). L’export di latte verso il colosso asiatico è aumentato del 86% (e 64.589 tonnellate); seconda piazza per le Filippine, con un incremento del 5% (per 23.259 tonnellate). Terza piazza per Taiwan, il 55% in più rispetto allo stesso periodo del 2015. A seguire le Fiji e Singapore, rispettivamente con 4.256 tonnellate e 3.315 tonnellate.

Anche per la panna i mercati sono per lo più asiatici (fatta eccezione per l’Australia, terzo mercato con il 4% di share, 1.984 tonnellate di prodotto e un incremento dell’11%): dopo la Cina, che assorbe ben 27.636 tonnellate, in crescita del 82%, arriva la Malesia, notevolmente distanziata dalla prima con 2.392 tonnellate, il 5% di share e un incremento del 34%.

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Cina, calano le importazione di polvere di latte, in aumento quelle di formaggio

Forte calo delle importazioni cinesi di polveri di latte: a settembre di quest’anno, rispetto allo stesso mese del 2015 c’è stata una diminuzione importante, in particolare, di quelle di polvere di latte intero (-46,5%), che ha rosicchiato in negativo la performance positiva del periodo gennaio-settembre 2016 (+19,6% a volume e +7,1% a valore). Continuano a scendere anche le importazioni di polvere di latte scremato, che nel mese di settembre sono hanno fatto regiatrare un – 51,2%, accentuando la tendenza ngativa del periodo gennaio-settembre del 7,7% a volume e del 25,8% a valore. In calo anche l’import di burro (-16,8%) che può comunque contare su un trend positivo da inizio anno fino a settembre del 25,5%.

In forte ascesa invece, a settembre, l’import di polvere di siero (+25,1%) – che conferma al rialzo i dati del periodo gennaio-settembre di quest’anno (+16%) ma che che resta, a valore, molto negativo (-21,6%) – quello di latte e panna (+8,8%, +55,2% nel periodo gennaio-settembre) e quello dei formaggi, con un +7% a settembre e un solido 27,7% per i primi nove mesi del 2016 e che cresce anche a valore (+17,1%). Leggermente positivo anche il trend del latte per l’infanzia (+1% a volume).

Ritornando al calo delle polveri di latte, quello più eclatante riguarda l’import della polvere di latte intero, partito dallo stratosferico +52,3% di gennaio di quest’anno per poi stabilizzarsi su quantitativi più fisiologici. La stragrande maggioranza del prodotto arriva dalla Nuova Zelanda, seguita a distanza siderale dall’Australia. Più variegata l’offerta della polvere di latte scremato: alla Nuova Zelanda, comunque principale fornitore del gigante asiatico, si uniscono gli Stati Uniti, l’Australia e, più distanziate, la Francia e la Germania. Anche in questo caso dopo il picco di gennaio (+43,2%) c’è stato un calo fisiologico che però in questo caso ha portato ad un segno decisamente negativo. L’import di formaggi, invece, è in continua ascesa, con il picco registrato a luglio scorso, un più 36,6%. Anche in questo caso è la Nuova Zelanda a dettar legge, seguita dall’Australia, dagli Stati Uniti, dalla Francia e dalla piccola Danimarca.

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Alimenta: una joint-venture con Blue River Dairy per consolidarsi sul mercato cinese del latte ovicaprino

Prodotti ed ingredienti sardi di origine ovina e caprina sempre più presenti in Cina. E l’accordo firmato da Alimenta e Blue River Dairy, solida realtà cinese del settore della produzione di latte ovicaprino formulato per l’infanzia, rappresenta un ulteriore, importante tassello per il rafforzamento dell’azienda isolana sul più grande mercato asiatico.

L’obiettivo dell’azienda di Macomer? Quello di consolidare la propria posizione nel mercato dei produttori di latte per l’infanzia cinese. I termini dell’accordo sono stati illustrati da Gualtiero Cualbu, presidente Minoter Spa (gruppo che controlla Alimenta), da Enrico Cualbu e Simone Colombo, rispettivamente amministratore unico e direttore generale di Alimenta Srl, da Yuanrong Chen, presidente di Blue River Dairy, da Litao Chen, Ceo Alimenta Hong Kong Ltd, alla presenza di XU Xiaofeng, Economic and Commercial Minister Counsellor, dell’Ambasciata della Repubblica Popolare di Cina in Italia. Presente anche l’assessore dell’Agricoltura della Regione Sardegna Elisabetta Falchi.

Circa il 95% di produzione destinata all’export, una capacità produttiva di 3 milioni di litri latte di pecora e 35 milioni di litri di siero-scotta all’anno di latte ovino e caprino in polvere, un fatturato 2016 da 6 milioni di euro: questi i numeri di Alimenta, che è pronta a fare investimenti – come racconta il direttore Colombo – al fine di consolidare nel medio periodo il latte ovino e caprino come ingredienti di qualità per il nutrimento dei più piccoli e far arrivare sugli scaffali cinesi i prodotti finiti a base di latte ovino sardo per l’infanzia a marchio Alimenta, oltre che per rinnovare il proprio stabilimento puntando sempre sulla qualità, sia in termini di strutture che di prodotti, in vista di un accrescimento delle produzioni.

Per il presidente di Minoter, Gualtiero Cualbu, il marchio Alimenta si appresta a trasformarsi in un brand globale così come è oggi Blue River, con i due attori che opereranno sui mercati mondiali per produrre prodotti ‘infant formula’.  Secondo Cualbu l’accordo può rilanciare un settore importante per l’economia sarda assorbendo quantità rilevanti di siero e scotta dai caseifici. L’equazione è semplice: più latte si riuscirà a togliere dal mercato tradizionale dei formaggi più si stabilizzerà il mercato.

50 milioni di euro: questa la cifra a cui potrà arrivare Blue River nei prossimi anni – a detta di Yuanrong Chen – per adeguare gli impianti attuali e realizzare quelli futuri. Con l’obiettivo di arrivare a una produzione complessiva di 200 tonnellate e diventare, con Alimenta, un grande produttore a livello locale e un leader su scala mondiale di materia prima di latte di pecora e di prodotto finito come il latte in polvere per l’infanzia.

 

[Nella foto, un momento della conferenza stampa di presentazione della joint venture Alimenta-Blue River Dairy]

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Giù la produzione di latte in Australia

In agosto la produzione di latte in Australia è stata inferiore del 9,28% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. I motivi sono da ricercarsi nella situazione meteorologica. Nonostante le piogge primaverili abbiano fatto tirare un sospiro di sollievo agli allevatori del sud est e abbiano portato a una diminuzione dei prezzi dell’acqua per l’irrigazione (con la conseguente diminuzione dei costi per l’alimentazione dei capi), c’è il risvolto della medaglia: le piogge sono state eccessive in alcune aree, con un impatto negativo sulla qualità del latte e sui foraggi.

Comunque il mese di agosto ha dimostrato che il trend negativo permane: in Australia, nel periodo gennaio/agosto di quest’anno il calo della produzione di latte è stato del 9,77% rispetto allo stesso periodo del 2015 (anche se si tratta di dati provvisori). Decisamente più contenuto il calo della produzione in Nuova Zelanda, pari al 2%. Un esempio di come si profondano continui sforzi da parte dell’industria di trasformazione del latte nel ricercare nuovi settori più redditizi viene dall’annunciata intenzione di costruire in Nuova Zelanda un nuovo impianto per la produzione di latte formulato per l’infanzia destinato all’esportazione.

Ma vediamo l’andamento dei derivati. I prezzi del burro sono in leggero aumento, realtà che ha spinto molti buyer ad assicurarsi le scorte adesso, dato che ritengono plausibile che i prezzi salgano ulteriormente. Per quel che concerne il Cheddar cheese i prezzi restano invariati, con il mercato ben bilanciato tra stock e domanda. Prezzi massimi in leggera diminuzione per la polvere di latte scremato, a causa della pressione dei prezzi e degli stock europei che grava sul mercato mondiale. Anche i prezzi della polvere di latte intero sono in leggera diminuzione, a causa delle notevoli quantità di questo prodotto in magazzino che non hanno ancora trovato acquirente, cosa che comporta anche un calo di attenzione da parte dei buyer.

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Marchio d’origine per un noto formaggio neozelandese

Il nome Kaikoura ai più dirà ben poco. Eppure in Nuova Zelanda indica due eccellenze: la prima è una cittadina posta sul mare nell’Isola del Sud, da cui sono visibili spettacolari balene e delfini, una destinazione turistica che attira sempre più visitatori interessati alla vista di questi mammiferi marini; la seconda è un rinomato formaggio neozelandese, il Kaikoura appunto, che era prodotto in uno stabilimento che fa parte del gruppo Fonterra. E’ in corso un dibattito per tracciare la via alla valorizzazione e alla promozione di questa specialità, ovvero prende sempre più corpo la proposta di valorizzare il rinomato cheddar tradizionale attraverso un marchio che richiami la località turistica e promuova la produzione locale. Un po’ come accade gia per il vino, l’indicazione geografica, infatti, può essere un buon riferimento per valorizzare I prodotti del territorio. E il periodo appare quanto meno opportuno: per l’attuale situazione del mercato lattiero-caseario, l’azienda neozelandese dovrà necessariamente razionalizzare i propri impianti, compreso quello di Kaikoura, destinato alla chiusura, all’interno del quale sono impiegate una trentina di persone. L’obiettivo è concentrare in altri stabilimenti la produzione di mozzarella, formaggio spalmabile e polveri proteiche quali la lactoferrina.

D’altro canto Fonterra non è nuova a queste iniziative: l’azienda ha investito sul patrimonio di marca (brand equity) nel formaggio Kapiti, ormai noto nel paese come premium cheese. Nel caso del Kaikoura l’indicazione geografica avrebbe il vantaggio di collegare il formaggio a un luogo già rinomato e visitato (oltre 800 mila turisti provenienti da tutto il mondo, con un aumento a dicembre del 17% rispetto all’anno precedente). Tra l’altro, a suffragare l’importanza della denominazione di origine, ci sono interessanti realtà che producono artigianalmente altre tipologie di formaggio Kaikoura, prodotto con latte di capra o vaccino o una miscela di entrambi, vincitore di prestigiosi premi.

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Latte in polvere nord europeo per il Senegal

La cooperativa nord europea Arla Foods, importante protagonista del settore lattiero-caseario mondiale relativamente alla produzione biologica, ha aperto a Dakar, capitale del Senegal, un nuovo stabilimento per il confezionamento del latte in polvere. Questa iniziativa si inserisce nella strategia 2020 dell’azienda e l’impianto senegalese funge da grimaldello per l’espansione in tutta l’area dell’Africa Occidentale, fino all’enorme mercato della Nigeria. Questi i numeri: nell’impianto senegalese si prevede di riconfezionare fino a 5 mila tonnellate di latte in polvere prodotto in Europa. La nuova produzione nello stabilimento, che copre una superficie di 1400 metri quadri, riguarderà sacchetti di varie porzionature. Per quel che concerne la distribuzione sarà la consociata senegalese Agroline ad occuparsene, con l’obiettivo fissato, entro il 2016, di estenderla anche in Mali e, successivamente, in Mauritania.

Il latte prodotto in tutto il continente africano (quasi 37 milioni di tonnellate di latte bovino prodotti, pari al 5,9% della produzione mondiale, con una popolazione di bovini da latte pari a poco più di 70 milioni di capi) raggiunge l’88,4% del fabbisogno totale (dati 2013), con il solo Sud Africa che presenta una produzione in eccesso, e con una marcata insufficienza proprio nel settore occidentale del continente. Il Senegal produce l’81% del suo fabbisogno.

Il latte è un prodotto presente nei paesi di quest’area geografica, in cui l’allevamento è pratica tradizionale nella vita di alcune tribù. La tipologia di latte commercializzato è soprattutto quello condensato zuccherato, tenuto conto delle condizioni ambientali e climatiche tropicali, con elevate temperature ed umidità; ora si va diffondendo l’uso di latte in polvere aromatizzato, evaporato e yogurt, con una crescita annua del 5%.

Il Senegal ha una popolazione di circa 14 milioni di abitanti e, dato il suo importante sbocco sull’oceano Atlantico, rappresenta un importante paese di transito e importante punto logistico verso i Paesi interni quali Mali e Burkina Faso.

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Ad agosto export in ascesa per i prodotti lattiero-caseari dell’UE

Export di prodotti lattiero-caseari dall’Ue in forte ascesa, nel mese di agosto. Con percentuali, a volume, che la dicono lunga: burro (+35,3%), latte e panna (+30,3%), latte per l’infanzia (+26,6%), polvere di siero (+21,2%), formaggi (+18,9%), polvere di latte (+5,1%). Unico dato negativo è quello della polvere di latte scremato (-31,0%).

Il valore delle esportazioni è stato di 9.107 milioni di euro, quello delle importazioni di 512 milioni di euro, con un saldo della bilancia commerciale in attivo di 8.595 milioni di euro.

Quali sono le aree verso cui si è indirizzato questo importante flusso lattiero-caseario? in primis il Sud Est asiatico, le cui importazioni complessive – pari al 29% della quota di mercato – sono aumentate del 2,1%; subito dopo l’Africa, le cui importazioni complessive – pari al 24% della quota di mercato – sono, invece, diminuite del 14,6%. Terza piazza per l’area dell’Asia mediorientale, le cui importazioni complessive – pari al 20% della quota di mercato – sono aumentate del 6,8%. A pari merito l’America settentrionale, che assorbe il 7% della quota di mercato – con un aumento del 4,4%, e l’Europa extra UE, verso cui è indirizzato il 7% della quota di mercato – con un aumento del 10,3%.

A volume, nel periodo gennaio-agosto di quest’anno, c’è stato un aumento totale delle esportazioni pari al +8,3% rispetto allo tesso periodo del 2015 (con una diminuzione del 1,3% a valore), con un significativo aumento dei caseinati (+114,4%, con un deprezzamento dell’8,7%), del burro (+40% e +29,7% a valore), latte e panna (+38,7% e 24,8% a valore), formaggi (+13,8% e +3% a valore) e latte per l’infanzia (+11,3% e +6,5% a valore). Significative, invece, le riduzioni per il latte condensato (-26%, con la stessa percentuale negativa a valore) e per la polvere di latte scremato (-18,3 e -28,1 a valore).

Prendiamo, come spunto, l’export di formaggio: il mercato principale è rappresentato dagli Stati Uniti, con uno share del 17% e un aumento nel periodo gennaio-agosto, del 2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Secondo mercato quello giapponese, in crescita dell’11%. Terza piazza per la Svizzera, con una crescita del 4%. Quinto e sesto posto occupati rispettivamente da Arabia Saudita (+20%) e Corea del Sud (+30%), mercati più performanti perché meno maturi.

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Nuova Zelanda, prezzo del latte crudo in aumento

In Nuova Zelanda la produzione di latte del mese di agosto ha causato una certa apprensione riguardo la disponibilità di latte nei mesi a venire. E i primi effetti non sono tardati a manifestarsi: una delle principali cooperative neozelandesi, Fonterra, ha recentemente aumentato il prezzo del latte alla stalla. L’impennata è partita a giugno, in controtendenza con lo stesso mese dello scorso anno. Con agosto che, con i 28,46 euro al quintale, ha superato sia lo stesso mese del 2015 (22,58 euro/q) che del 2014 (26,97 euro/q). Questo rialzo, molto probabilmente, è da correlare al fatto che in agosto la produzione di latte è stata inferiore del -2,68% rispetto allo stesso mese dello scorso anno: questo rallentamento è stato causato dal cattivo tempo alla fine di agosto, e questo potrebbe aver influito sulla produzione. A luglio il calo della produzione è stato leggermente più contenuto, con un calo del 1,99% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.

E’ pacifico che il prezzo del latte crudo abbia in un certo modo agito sul comportamento dei principali prodotti derivatiPer quel che concerne il burro, i prezzi massimi sono in leggera diminuzione, ma la disponibilità è buona e i buyer non sentono alcuna pressione per finalizzare gli acquisti.

In leggero aumento i prezzi del Cheddar cheese dato che la produzione continua ad essere limitata dalla disponibilità di latte in questo inizio di stagione produttiva.

Prezzi minimi aumentati leggermente e prezzi massimi aumentati sensibilmente per la polvere di latte scremato, anche se in effetti si parla di volumi poco significativi dato che i produttori neozelandesi di questa tipologia di prodotto ritengono gli altri derivati del latte più remunerativi. Da sottolineare che chi, in Oceania, è nel mercato della polvere di latte scremato segue con attenzione le quotazioni europee.

Più tranquilla la posizione dei produttori della polvere di latte intero: i prezzi sono aumentati leggermente, mantenendosi ai massimi livelli del 2016. Non solo, ma i produttori sono ottimisti riguardo il rafforzamento dei prezzi nel prossimo futuro.

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