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Stati Uniti, Pecorino Romano a vele spiegate

Il Pecorino Romano piace agli americani. Lo dicono i dati contenuti nel report pubblicato dal Consorzio di Tutela. Lo confermano i numeri della Dogana Usa, secondo cui le importazioni sono aumentate del 17%. E lo sottolinea pure Coldiretti, che al dato positivo dell’import aggiunge quello sul prezzo del prodotto, che beneficia di una domanda in crescita costante e sfrutta il cambio favorevole euro-dollaro, con i produttori che guadagnano 0,87 centesimi in più rispetto al 2014 per ogni chilo di formaggio venduto negli Stati Uniti.
Comprensibile la soddisfazione del presidente del Consorzio, Salvatore Palitta, che ha spiegato: “I numeri confermano il trend positivo registrato negli ultimi anni. Il mercato americano è da sempre importantissimo per le nostre produzioni, che valgono ogni anno circa 250 milioni di euro. Non dimentichiamo poi l’importanza per la nostra isola, visto che il pecorino romano è prodotto per circa il 95% in Sardegna. La restante quota di produzione è appannaggio del Lazio e del Grossetano”.
Battista Cualbu, il presidente di Coldiretti Sardegna, prende spunto invece dai questi dati incoraggianti per mettere fine a quelle che lui definisce ‘favole’ sul cattivo andamento del settore, messe in giro da persone che speculano diffondendo notizie false. E, durante il suo intervento al convegno ‘Pastorizia ieri, oggi e domani‘, non le manda a dire: “C’è qualcuno che vuole speculare sul mercato con campagne di terrore che mirano a ribassare il prezzo del latte. Evidentemente non sanno leggere l’evoluzione del comparto, guidato da pastori che l’hanno rivoluzionato, con aziende modello e produzioni di eccellenza, che possono competere in tutto il mondo. Gli stessi produttori – si sono tolti l’anello dal naso e non aspettano più che l’industriale comunichi il prezzo del latte, ma hanno imparato a cercarsi i dati e leggere l’andamento del mercato». E poi snocciola un po’ di cifre: “Il mercato ci dice che il pecorino romano, oltre ad andare bene nei mercati interni dove rispetto all’anno scorso costa quasi 50 centesimi in più, sta riscuotendo sempre più successo nei mercati internazionali in cui rappresenta il 65 per cento del suo valore commerciale, e in quello americano in particolare dove ne viene consumato oltre il 60 per cento».
Su questo fronte, è significativo quel che aggiunge Palitta: “Siamo molto soddisfatti, anche se negli ultimi tempi qualcuno ha parlato di un inesistente crollo dei prezzi. Questo dato, oltre a non essere vero, potrebbe influire negativamente sul mercato. Anche per questo abbiamo sollecitato il Servizio prezzi della Camera di commercio di Milano, che nei giorni scorsi ha parlato di un costo irreale al di sotto dei 9 euro al chilo, a verificare attentamente i dati. Abbiamo segnalato questa anomalia perché potrebbe generare effeti speculativi con un incontrollato ribasso dei valori di vendita. C’è stato al contrario, un normale riallineamento dei prezzi legato alla nuova produzione”.