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Progetto Cina, uno studio superato

Si è fatto sempre un gran parlare degli effetti di una dieta comprendente latte e derivati, sin dagli anni settanta, con studi volti a ridimensionarne pregi e problematiche. E a volte a cassarne totalmente le virtù.  È il caso del The China Study, uno studio che T. Colin Campbell (famoso anche per essere stato il medico di Bill Clinton) e suo figlio, Thomas M. Campbell II, pubblicarono nel 2005 basandosi sui risultati ottenuti da un omonimo studio, il Progetto Cina, uno dei più grandi studi di nutrizione umana mai condotti, lanciato tramite una partnership di 20 anni tra la Cornell University, l’Università di Oxford e l’Accademia Cinese di Medicina Preventiva, che ha coinvolto 6.500 adulti, di 65 contee cinesi, attraverso la compilazione di questionari, esami del sangue e osservazioni cliniche.

Cosa è il Progetto Cina?

La ricerca ha portato ad individuare 8.000 associazioni statisticamente significative tra lo stile di vita, la dieta e lo sviluppo di diverse malattie, incorporando anche una grande quantità di dati di ricerca aggiuntivi provenienti da altre fonti. Campbell ha delineato un unico principio unificante secondo cui le persone che mangiano cibi di origine animale manifestano lo sviluppo di malattie croniche, mentre le persone che mangiano alimenti di origine vegetale registrano uno stato di salute migliore e un minor tasso di malattie croniche. Questa affermazione come quella che sostiene che mangiare alimenti che contengono colesterolo superiore a 0 mg non è salutare sono tratte da un tipo di ricerca altamente selettivo solo di alcuni dati, ignorandone completamente altri.

Uno studio che sponsorizza la dieta vegana

In buona sostanza il libro “The China Study” sponsorizza una dieta di tipo vegano. Campbell parla del ruolo dei cibi di origine animale nel causare il cancro alla prostata, ma non fa menzione del potente effetto preventivo attribuito alla vitamina A, contenuta in molti cibi di origine animale. Lo stesso destino è stato riservato ad altre sostanze nutritive come le vitamine del gruppo B e i caroteni, che l’autore afferma esser presenti nelle verdure ma che in realtà hanno concentrazioni molto più alte in cibi quali tuorli d’uovo, latte e fegato di diversi animali. Molti altri esempi emergono da una lettura accurata del libro e le critiche ben argomentate di una blogger americana, Denise Minger, nella sua pagina web su nutrizione e stile di vita sono diventate un punto di riferimento per molti lettori oltre che per esperti nel campo. Un caso esemplare delle inconsistenti affermazioni riscontrate nel libro “The China Study” è quello della caseina, una proteina del latte che l’autore afferma essere, insieme a tutte le proteine ​​animali, tra le possibili sostanze cancerogene più rilevanti che consumiamo. Campbell parla del collegamento tra la caseina e il cancro basandosi su una sua precedente ricerca scientifica, che dimostra un aumento di insorgenza di tumori in animali da laboratorio a cui era stata somministrata la caseina. Questo risultato, se supportato, è sicuramente importante e suggerisce una forte necessità di ulteriori ricerche per quanto riguarda la sicurezza dell’integrazione di caseina negli esseri umani, in particolare tra i culturisti, atleti e altri che usano la caseina per il recupero muscolare. In realtà però, pare che Campbell porti questa ricerca oltre il suo ambito logico, concludendo erroneamente che tutte le forme di proteine ​​animali hanno simili proprietà pro-cancro negli esseri umani. Tale affermazione non tiene conto di un’ampia letteratura scientifica che mostra le importanti proprietà anti-cancro di molte proteine contenute nel siero del latte. Il latte e i suoi derivati sono stati considerati alimenti dannosi per la salute nel libro The China Study per la presenza della caseina.

L’effetto “pro-cancro” della lisina nei vegetali

Un altro dato fondamentale è quello che emerge da una ricerca scientifica condotta nel 1989 da Schulsinger e collaboratori, in cui si dimostra che se alle proteine del grano si aggiunge l’amminoacido lisina si ottiene un effetto pro-cancro simile a quello che Campbell aveva ottenuto con la caseina nei sui esperimenti. Per comprendere meglio questi dati bisogna considerare che in natura esistono nove amminoacidi, definiti essenziali, che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare da solo e che è necessario introdurre con l’alimentazione. La lisina è uno di questi. Molte proteine ​​vegetali sono prive di alcuni amminoacidi ma combinandole si ottiene comunque un profilo amminoacidico completo. Ad esempio, cereali e legumi, che sono tra gli alimenti maggiormente consumati in una dieta vegana, hanno profili aminoacidi complementari, ripristinando l’uno gli amminoacidi mancanti nell’altro. Pertanto se le conclusioni di Campbell fossero corrette, anche i vegani potrebbero essere soggetti ad un elevato rischio di cancro così come ha dimostrato per la caseina, pur evitando tutti gli alimenti di origine animale. Questo ci fa comprendere come il rapporto tra proteine ​​animali e cancro sia ovviamente molto più complesso, e sia legato alla totalità delle sostanze che si trovano negli alimenti, rendendo impossibile estrapolare qualcosa di universale da un legame tra la caseina isolata e il cancro.

Il progetto Cina nel dettaglio

Abbiamo parlato sinora di Campbell, ma cosa è in realtà il Progetto Cina? Nello studio epidemiologico oltre ai dati alimentari vengono valutati altri fattori di rischio nello sviluppo di malattie cardiache o nell’insorgenza di tumori come la schistosomiasi, l’epatite B, i più alti tassi di tubercolosi, polmonite, ostruzione intestinale o in generale condizioni di vita o di lavoro. I dati del Progetto Cina parlano da soli: le proteine ​​animali non sono correlate ad una maggiore insorgenza di malattie, come dimostrato dal fatto che gli abitanti della contea di Tuoli pur consumando all’incirca 134 grammi di proteine ​​a578_3169_great-wallnimali al giorno hanno lo stesso livello medio di colesterolo dei cittadini della contea di Shanyang, e livelli leggermente inferiore rispetto alla contea di Taixing, che consumano invece in media meno di 1 grammo di proteine ​​animali al giorno. Chiaramente, la relazione tra il consumo di alimenti di origine animale e di colesterolo nel sangue non è sempre lineare, e altri fattori giocano un ruolo fondamentale nella variazione dei suoi livelli. Le contee analizzate in The China study sono state scelte in modo da ridurre quanto più possibile le variabili nella raccolta dei dati riguardanti lo stile di vita. Le zone rurali cinesi analizzate nella ricerca The China study sono state volutamente selezionate per garantire che la gente della zona avesse trascorso l’intera vita nella stessa zona e avesse mangiato i cibi caratteristici di quell’area. In sintesi, The China Study è una raccolta di dati scelti con cura e una interpretazione fortemente fuorviante dei dati originali del Progetto Cina, che non può giustificare lo stile di chi decide di essere vegetariano o vegano o di chi sceglie invece una dieta varia, che prevede anche il consumo di cibi di origini animale. Nonostante ciò, bisogna sottolineare che

The China Study contiene molti punti eccellenti nella sua critica al riduzionismo nella ricerca nutrizionale, all’influenza dell’industria alimentare sulla ricerca, e la necessità di ottenere sostanze nutritive dagli alimenti, ma il suo pregiudizio nei confronti dei prodotti di origine animale e in favore del veganismo permea ogni capitolo e ogni pagina del libro. Campbell potrebbe essere stato influenzato dalle sue stesse aspettative sui potenziali danni per la salute legati alle proteine ​​animali, formulando affermazioni che si sono con il tempo consolidate grazie anche all’ampio consenso ricevuto dalla comunità vegana. Ciò ha fatto sì che The China Study non abbia ricevuto un’analisi critica come un libro di tale portata merita.

Di studio propagandato dai vegani e assolutamente superato parla Andrea Ghiselli, medico nutrizionista e dirigente ricercatore dell’Inran, rispetto al China Study. Per il ricercatore “è lo studio di un ricercatore – e va contro tantissimi altri studi condotti nel mondo. È uno contro tutti, un pazzo che va contromano in autostrada. Il consumo di latte – che secondo il China Study sarebbe responsabile dell’insorgenza di tumori per colpa della caseina – è invece ufficialmente riconosciuto come un fattore protettivo verso le più importanti malattie cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione e molti tipi di tumore”. Secondo Ghiselli, il lavoro svolto da Colin Campbell ha avuto successo semplicemente perché ha interpretato quello che un determinato gruppo – vegani e vegetariani – vuole sentirsi dire. “Lo studio non ha corrispondenza con la realtà. È stato fatto 40 anni fa e poi smentito dall’attuale letteratura. Tutti gli orientamenti della comunità scientifica attuale sono contrari. Campbell ha condotto ad esempio esperimenti in vitro, ha messo la caseina in provetta e ha visto che le cellule di un particolare tipo di tumore stavano meglio: ma certo, la caseina ha fornito loro del cibo, ma sarebbe successa la stessa cosa con qualsiasi altro tipo di nutriente. È noto e dimostrato che, al contrario, il latte vaccino ha una valenza protettiva verso le principali malattie del nostro tempo”.