Home/Export lattiero-caseario, nel 2026 l’UE scalzerà la Nuova Zelanda dal gradino più alto?

Export lattiero-caseario, nel 2026 l’UE scalzerà la Nuova Zelanda dal gradino più alto?

Fra poco meno di dieci anni l’UE potrebbe diventare il più grande esportatore di prodotti lattiero-caseari del pianeta. Ad affermarlo è Kees De Roest, del Centro ricerche produzioni animali (Crpa) di Reggio Emilia, in occasione della Fiera Agricola Zootecnica Italiana tenutasi dal 17 al 19 febbraio a Montichiari (Brescia), spiegando come nel 2026 l’Ue rappresenterà il 26% dell’ export lattiero-caseario, superando, sul filo di lana, il 25% della Nuova Zelanda, attuale primatista.

Durante la tre giorni sono state approfondite varie tematiche, quali il futuro dell’ export lattiero-caseario, soprattutto è stato fatto il punto sul ruolo dell’Unione europea nel mercato cinese, sempre più competitivo. In generale, la produzione lattiera europea crescerà di circa 1,3 mln di tonnellate all’anno e toccherà i 177 milioni di tonnellate nel 2026. Un incremento di 14 milioni di tonnellate, di cui 11 milioni concentrati nella “Dairy Belt” in salsa europea, ovvero la gigantesca area che comprende Irlanda, Regno Unito, parte della Francia, Olanda, Polonia e Repubbliche Baltiche.

In Germania l’aumento previsto delle produzioni è del 10%, che in termini di volume significa una crescita di 4 milioni di tonnellate. De Roest si dice convinto che continuerà a crescere la produzione di latte per vacca ma con una diminuzione, nel 2026, dei capi in Europa, che tradotto in soldoni significa meno gas serra e meno emissione di ammoniaca e maggiore resa e quantità di latte. Con i prezzi che, sempre nel 2026, supereranno la media dei 36 centesimi al litro.

A livello globale, grazie all’occidentalizzazione di consumi dei Paesi in via di sviluppo, si prevede un incremento dei consumi di prodotti dal lattiero caseario.

E l’Italia?

De Roest ha previsto per l’Italia un aumento del 4% nei prossimi anni. La chiave per il Made in Italy, per Giampiero Calzolari, di Granarolo, è, invece, l’export, perché negli ultimi sei anni il consumo del latte fresco è diminuito del 30%, che fa il paio con il -30% di latte commercializzato come private label. Inoltre – sempre a detta di Calzolari – i consumi caleranno ulteriormente, con una flessione maggiore più sul latte fresco che non su quello uht.