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Siero di latte, un futuro in bio-raffineria

Creare prodotti alimentari o materiali per cosmetici partendo dalla lavorazione del siero del latte? Certo che si può. E l’idea innovativa arriva da quattro giovani ragazze laureate in Biotecnologia all’Università di Bari.

Rosita Pavone, Erika Andriola, Antonella Carbone e Maria Pisano: queste le quattro giovani imprenditrici che hanno creato la startup Bioinnotech, con sede a Rutigliano (BA) che si è posta la mission di innalzare la qualità e la produttività del settore agroalimentare pugliese.

Le quattro giovani biotecnologhe si sono conosciute durante un tirocinio all’Università di Goteborg, in Svezia, ed hanno deciso di concretizzare la loro idea. Attualmente lavorano nei laboratori dell’ateneo barese, ma a breve potrebbero aprire una bio-raffineria da fonti rinnovabili. Dal Paese scandinavo, oltre alle competenze specifiche su bioraffinerie e mondo green, hanno portato nella regione natia anche un nuovo approccio per quel che concerne il rispetto dell’ambiente e l’interesse nel trasferire le competenze scientifiche e biotecnologiche su qualcosa di concreto.

BioInnoTech è impegnata nell’ottimizzazione della tecnologia già messa a punto su piccola scala, presso i laboratori del Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Biofarmaceutica dell’Università degli Studi di Bari con cui è stata stipulata una convenzione per l’utilizzo di spazi e strumenti.

Il siero di latte

Al momento le attività di ricerca del team di BioInnoTech si stanno concentrando sul siero di latte. La coniugazione di servizi di raccolta del siero non finalizzati al mero smaltimento, ma al successivo utilizzo per la produzione industriale è il punto di forza di BioInnoTech. E oggi questo scarto speciale diventa lievito per vino e birra.

Lo scopo del progetto è lo sviluppo di una bioraffineria in Puglia, terra di latticini, partendo proprio dal recupero e dalla valorizzazione del principale sottoprodotto del settore lattiero-caseario, ossia il siero di latte. A causa dell’elevato impatto ambientale del siero, dovuto alla sua composizione chimica, la legge italiana richiede che venga opportunamente smaltito. Tuttavia, a causa degli elevati costi di gestione di questo sottoprodotto, il siero è spesso direttamente disperso nell’ambiente (terreni o fiumi).