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Una Cina ‘insaziabile’ fa incetta di burro e formaggi

Nel mese di giugno di quest’anno le importazioni di prodotti lattiero-caseari della Cina, confrontate con lo stesso mese dell’anno scorso, sono aumentate in volume, in particolare modo polvere di latte intero (+120.2%), latte e panna (+43.9%), burroformaggi (+27.7%) e latte per l’infanzia (+18.0%), con un trend di crescita generale del primo semestre di quest’anno pari al 30,6%.

Molto interessante appare la crescita di due prodotti in particolare, burro e formaggi. Con un +24% rispetto al primo semestre del 2015, l’importazione di formaggi compie un balzo davvero notevole – ben 45.567 tonnellate – specie se si analizzano i dati relativi al 2014 e al 2015 che, con rispettivamente 36.055 e 36.669 tonnellate, hanno segnato un sostanziale stallo.

Il principale fornitore di formaggi resta la Nuova Zelanda, con più della metà (il 54%) della quota di mercato, e che ha incrementato a volume del 34%. Seconda piazza per l’Australia, con il 20% della quota di mercato e con un +31% di prodotto, in ripresa dopo il netto calo del 2015. Gli Usa, terzi in graduatoria, invece, sono in caduta libera: dalle 6.250 tonnellate del 2014 alle 3.919 del 2016, passando per le 5.801 del 2015, che portano ad un calo del 32%. Exploit della Francia, che ha più che raddoppiato le tonnellate esportate, arrivando a quota 1.836, con un notevole +114% rispetto al primo semestre dello scorso anno. Interessante anche la fetta di mercato ad appannaggio della Danimarca, Paese che un exploit come quello francese lo aveva avuto nel 2015, e che, nel 2016, conferma il trend positivo, anche se deve “accontentarsi” solo del +14%.

Per quel che concerne le importazioni di burro, dopo il vistoso calo del primo semestre del 2015, il 2016, con un vigoroso +35%, si apre con buone prospettive: 44.174 tonnellate di prodotto rispetto alle 32.768 dello scorso anno, comunque ancora lontane dalle 53.187 del 2014. Principale fornitore, con l’87% del mercato – un’enormità – è il Paese dei kiwi, con 38.500 tonnellate e un’incremento del 39%; segue la Francia, notevolmente distanziata, con un incremento di quasi il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma parliamo di numeri infinitamente più esigui rispetto a quelli neozelandesi (quasi 2.100 le tonnellate di burro francesi vendute nel primo semestre di quest’anno). Terza e quarta piazza rispettivamente per Belgio (+57% e 1432 tonnellate) e Australia (-36% e 964 tonnellate). Ottima la performance dell’Olanda, buona quinta, con un sostanzioso +137%.