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Pastori sardi contro il taglio del prezzo del latte di pecora

Sono migliaia i pastori sardi che, lo scorso 19 giugno, con le pecore e i trattori, si sono mobilitati  per la difesa del lavoro, degli animali, delle stalle e dei pascoli custoditi da generazioni messi a rischio dalle speculazioni. La causa scatenante è stata il taglio del 30% rispetto allo scorso anno del prezzo del latte di pecora, mentre sul mercato si moltiplica la presenza di formaggio straniero, come dimostra il caso delle quasi 4000 forme di pecorino romeno, per un valore superiore ai 300.000 euro, rintracciate all’interno di un autotreno diretto in Sardegna fermato e multato dalla polizia stradale.

Intanto, è’ stata allestita la prima mostra del falso pecorino nel mondo con esempi provenienti da tutti i continenti, dal Romano made in Usa al Sardo prodotto in Canada da dove vengono anche il pecorino friulano e il Crotonese; in Gran Bretagna è stato realizzato addirittura un kit per farlo in casa.

E’ in atto una vera e propria invasione di pecorino straniero in Italia con le importazioni che sono praticamente triplicate (+181%) nel 2015, per un totale di 2,9 milioni di chili. E’ quanto è emerso dallo studio della Coldiretti sul “Pecorino Made in Italy sotto attacco” diffuso proprio in occasione della rivolta dei pastori sardi.

La Sardegna è la terra in cui è più alta la concentrazione di pecore: più di due ogni abitante, oltre 3,2 milioni di capi per 1,5 milioni di persone, con il risultato che ben il 70% del territorio è destinato al pascolo: gli animali traggono alimento dalle essenze foraggere spontanee o coltivate che costituiscono il fattore principale dell’elevata qualità dei formaggi e delle carni isolane.  E’ provato scientificamente che i prodotti alimentari, derivanti da animali che pascolano, hanno effetti positivi sulla salute dell’uomo perché sono ricchi di sostanze nutraceutiche. E la prova concreta in Sardegna è data dall’alto numero di centenari: 22 ogni 100mila abitanti, la seconda regione più longeva del mondo dopo la giapponese Okinawa.

A difesa di questo patrimonio i pastori chiedono maggiori controlli sulle importazioni e una semplificazione dei premi accoppiati della Pac, ma anche più impegno nella promozione delle produzioni certificate e nella valorizzazione dei sottoprodotti e anche più ricerca per il miglioramento delle razze al fine di ottenere la garanzia di un prezzo del latte e della carne che tenga conto dei costi produttivi.