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Stati Uniti: aumenta l’import di formaggio, con l’Italia in testa

In aumento ad aprile 2016 le importazioni in volume degli Stati Uniti di polvere di siero (+41.3% rispetto allo stesso mese del 2015) e di formaggi (+2.2%); in calo invece la polvere di latte intero (-7.9%), il burro (-9.2%), il latte condensato (-14.8%), i caseinati (-25.4%) e le caseine (-30.6%).

Un andamento, fino ad aprile, che non rispecchia, tutto sommato, quello dei primi mesi dell’anno scorso: le tonnellate di formaggi importati sono il 23,3% in più rispetto al primo quadrimestre del 2015 e la polvere di siero segna un + 12,1%. Anche le importazioni di  prodotti con segno meno in aprile, se si considerano i primi quattro mesi del 2016, sono in forte ascesa: dall’ottimo +53% del burro al 16,4% della polvere di latte intero, passando dal +7,1% del latte condensato e al 4% dei caseinati. Unico dato che resta negativo è quello delle caseine, con un -6,9%.

Le cose cambiano drasticamente a valore, con un crollo praticamente su tutti i fronti, tranne che per il burro, con un ottimo +48,2% pari a 76 milioni di dollari, rispetto ai 51 milioni del 2015, e per il formaggio, con un buon 7,1% pari a 407 milioni di dollari, rispetto ai 380 milioni del 2015. Ed è proprio il mercato dei formaggi e il ruolo dell’Italia che ora andremo ad analizzare: il Bel Paese è il principale fornitore degli Stati Uniti, con una crescita a volume del 6% rispetto al 2015, per un totale di formaggi esportati pari a 10.914 tonnellate contro le 10.256 del 2015 (nel 2014 le tonnellate erano 8.644).

Oggi l’Italia deve guardarsi dall’irresistibile ascesa di due competitors, la Nuova Zelanda, attualmente secondo fornitore del Paese americano, con 8.646 tonnellate di formaggi, con un incremento del 151% rispetto sulle 3.448 del 2015, e soprattutto, la Lituania, quasi inesistente nel 2014, con sole 148 tonnellate, oggi quarto fornitore degli USA, dopo Francia e prima della Spagna, con 5.141 tonnellate, che segnano un mirabolante +226% rispetto alle 1.575 del 2015.

La Francia si stabilizza intorno alle 6/6.500 tonnellate, perdendo la seconda piazza a favore del Paese dell’Oceania. Unico segno negativo è quello rappresentato dalle esportazioni spagnole, che se anche segnano un aumento rispetto alle 2.842 tonnellate del 2014, portano oltreoceano l’11% in meno rispetto al 2015 (si passa dalle 4 mila tonnellate del 2015 alle 3.557 del 2016), relegando così il Paese iberico in quinta piazza tra i fornitori, quando fino al 205 era posizionato al terzo posto.