Home/In 10 anni dimezzate le stalle italiane

In 10 anni dimezzate le stalle italiane

Si è quasi dimezzato, in dieci anni, il numero di stalle presenti in Italia, con un picco negativo nel 2015, anno in cui si è raggiunto il minimo storico di 33mila allevamenti, rispetto ai 60mila attivi nel 2005. Ad affermarlo è uno studio di Coldiretti, dal titolo “Il latte italiano, un primato da difendere”, presentato in occasione dell’appuntamento milanese del Milk World Day, appuntamento promosso dalla Fao in tutto il mondo.

La causa è da ricercarsi nella pressione delle importazioni di bassa qualità spacciate come Made in Italy, che hanno fatto crollare il prezzo del latte alla stalla fino anche a 0,30 euro al litro, insufficienti finanche a garantire l’alimentazione degli animali. “Per ogni milione di quintali di latte importato in più scompaiono 17mila mucche e 1.200 occupati in agricoltura ma quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado, spesso da intere generazioni”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

In 120mila rischiano il posto di lavoro nell’attività di allevamento da latte, che genera un fatturato di 28 miliardi. E’ c’è anche il pericolo di perdere il primato in Europa conquistato da 49 formaggi italiani Dop, che ci pongono davanti alla Francia ferma a 45, e ai quali è destinato circa la metà del latte consegnato dagli allevamenti italiani (45,5 per cento per circa 50 milioni di quintali).

Un dei problemi principali e sicuramente più odiosi riguarda l’agropirateria internazionale con i formaggi italiani che sono in testa alla classifica dei prodotti più taroccati; questa pratica sviluppa complessivamente un fatturato di 60 miliardi.

L’obiettivo è quello di contrastare la presunzione statunitense di continuare a sfruttare impropriamente i nomi dei più prestigiosi prodotti alimentari italiani, dal Chianti al Marsala, ma anche Provolone o Parmesan, nell’ambito dei negoziati sul Transatlantic Trade and Investment Partnership, (TTIP), l’accordo commerciale di libero scambio tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America di cui tanto si parla.

Il 99 per cento dei formaggi di tipo italiano – a detta di Coldiretti – sono in realtà in Wisconsin, California e New York, dal Parmesan al Romano senza latte di pecora, dall’Asiago al Gorgonzola fino al Fontiago, un improbabile mix tra Asiago e Fontina. Senza dimenticare il Parmigiano in cirillico, prodotto in Russia dopo l’embargo, il parmesao brasiliano e il reggianito argentino.