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La Russia sotto sanzioni ‘riscopre’ il latte della Bielorussia

Le sanzioni contro la Russia hanno portato al blocco da parte di Mosca di prodotti agroalimentari provenienti dai Paesi UE. L’Italia è uno dei Paesi che più sta soffrendo per questa decisione. E il lattiero caseario è sicuramente uno dei settori che più sta pagando lo scotto. D’altro canto, se c’è chi piange c’è anche chi ride: tra i primi, oltre all’Italia, ci sono le vicine Lituania e Finlandia, tra i secondi la Bielorussia, a cui questa realtà ha portato benefici.

La produzione di latte è il prodotto principale dell’agricoltura del paese e negli ultimi decenni è passata da 4 a 6,7 milioni di tonnellate, ovvero il 1,4% della produzione mondiale di latte. Di questo il 54% della produzione interna è destinato all’export, quasi completamente assorbito dal gigante russo. In realtà, nonostante la vicinanza, anche politica, tra i due Paesi ex sovietici, i rapporti bilaterali tra i due non sono stati sempre idilliaci.

Nel 2009 scoppiò la cosiddetta “guerra del latte”, durante la quale la Russia bloccò temporaneamente l’importazione di latte dalla Bielorussia a causa di tensioni politiche. Lo stesso accadde nel corso del 2010. La “guerra del latte” nel 2009 spinse i produttori bielorussi a cercare nuovi mercati, come quelli dei paesi UE. Opzione fallita a causa delle carenze igienico-sanitarie e della mancanza di prodotti richiesti sui mercati europei ed internazionali, lasciando alla Bielorussia come sola strada d’uscita il mercato ad est, meno condizionato dalle stringenti normative UE. Ma anche recentemente gli screzi non sono mancati: due anni fa la Russia minacciò di avviare una procedura di indagine per supposte misure distorsive della concorrenza che la Bielorussia avrebbe applicato al settore lattiero.

Il comparto lattiero è considerato un settore strategico per la Bielorussia: per meglio comprendere quale sia il ruolo del latte nella strategia di politica economica basta ricordare il complesso agricolo Machulishchy che costituisce il maggior produttore di latte nell’Europa orientale, con oltre 300 mila tonnellate all’anno.

L’unico rischio reale di rallentamento per l’export bielorusso in Russia oggi è rappresentato non tanto dalla riapertura dei rapporti con le economie occidentali, quanto dal rapido sviluppo di prodotti analoghi russi.